Django Unchained

Django_Unchained_PosterLa fortuna può girare e i ruoli capovolgersi. Lo sa Django, da schiavo a uomo libero, Freeman, Unchained, che si trova nel mezzo di un bosco a incontrare il bizzarro quasi follettiano Dr Schultz, ex dentista – facile capirlo dal gigante molare a molle sopra al suo carretto – , ora cacciatore di taglie astuto, garbato, “killer per lo stato” senza troppi convenevoli.  Cammina a testa bassa incatenato agli altri, di notte,  Django, tirato dai suoi mercanti. Shultz, attraverso una serie di pistolettate, lo libera e lo prende con sé. Gli è utile, conosce i ricercati, dalla succolenta taglia, fratelli Brittle.

Da qui comincia la nuova vita di Django, quella che non ha il sapore delle frustate, del fuoco vivo sul viso di sua moglie, quella che gli offre un riscatto, una lucida consapevolezza dei propri diritti di libertà, seppure passando per altro sangue. Dr Schulz uccide armandosi di dannata e ironica retorica, attraverso strategie precise e aguzze come i suoi vecchi ferri del mestiere. Insegna un po’ di cinismo al nero talentuoso pistolero, dandogli l’opportunità, seppure per un incredibile gioco del caso, di trasformare la rabbia in vendetta verso chi in passato l’aveva reso vittima di torture.  E con lo stesso sarcasmo, Django uccide i suoi passati aguzzini vestito da buffo valletto azzurro, salvando un’altra schiava dalle afflizioni del castigo. Tarantino è ancora una volta ironico, ma intenso. L’esagerazione del sangue fa capire quant’è ridicola la violenza.

Ma sparare non è facile per chi ha il cuore puro, per chi sa ch’è tremendo ammazzare un assassino davanti a suo figlio, come è terrificante accettare di vedere un uomo essere sbranato dai cani o sapere che la donna amata e tanto cercata è in una fornace a pochi passi di distanza e non poter fare niente. Django ha occhi che portano in grembo una e una sola lacrima, immoratalata da uno dei pochi primissimi piani, carica di tutto, di rabbia, voglia di riscatto, amore più di una pioggia fitta.

Il motore di tutto, il motore di qualsiasi peregrinare di un uomo buono non è il denaro, che nasconde desideri, ma è ancora una volta proprio l’amore.

L’amore in campi sperduti della vecchia America colonialista, dove i primi lamenti del blues fanno già rigirare le viscere dalla commozione, dove le piantagioni di cotone si sporcano di rosso e al tramonto ci si nasconde dietro la montagna per fare il fuoco e mangiare.  E proprio lì, alla fine della giornata, un’altra coincidenza vuole che il suo salvatore sia la  chiave per arrivare a Broomhilda, l’amata moglie, educata in lingua tedesca, perduta chissà dove e nelle mani di chissà quale schiavitù.

Django è rapito ed entusiasta come un bambino quando ascolta il mito tedesco della principessa con lo stesso nome salvata dall’amato Siegfried, che sfida il fuoco di un drago perché “senza paura.” Dalla Germania, all’Africa, al Far West, l’amore conosce le stesse storie di coraggio, conosce la stessa tenacia di ritrovarsi. “Ancora qui, ancora tu, ancora però io so chi sei, chi sempre sarai” recita Elisa nella colonna sonora di Ennio Morricone, “ritorni a chiedermi di te, di come si sta e qui dall’altra parte, come va”…come va, come si sente un uomo libero? Come si guarda un uomo nero libero su un cavallo dagli occhi di uno schiavo? Dagli occhi di un mandingo costretto a spezzare il collo di un suo simile in un ludico combattimento per guadagnarsi lo stare in vita?

Proprio qui li porta la storia, nel vizio spietato di Calvin Candie, appassionato di combattimenti tra schiavi neri, ricco proprietario appassionato di soldi quanto di sangue e divertimento. Candieland, reggia grottesca diretta da un governante nero razzista subdolo e volgare, scenario di atrocità ancora oltre il limite della ferocia.

Chi ha la libertà, il potere, la ricchezza senza limiti, prevarica la vita stessa, perché non sa, in fondo, cosa farsene, poi. Allora si prende proprio gioco di lei, della vita, col cinismo spietato che atterrisce anche lo stesso Dr Schultz, abituato ormai a uccidere i cattivi con la stessa disinvoltura che usava per curare le carie. Ma la prepotenza non può risolversi con un viscido gioco di terrore. La violenza rimane impressa nel cervello e riappare come incubo, anche attraverso le dolci note di un’arpa. Soffoca, fa schizzare il sangue dentro al corpo, non accetta compromessi, strette di mano. La vita va rispettata, a costo di rischiare. Proprio questo flusso di pensieri porta il Dr Schultz a non resistere e a uccidere Candie, perdendo subito la vita a sua volta, il tempo di una battuta.

L’amore vince. L’amore porta Django a non rinunciare, a ringraziare straziato e compito il suo salvatore, a portare via la sua Broomhilda  da un mondo dove ancora una volta il vero essere inferiore è quello che ostenta la propria superiorità.

Selene D.

Una risposta a "Django Unchained"

  1. complimenti Selene per la tua recensione.
    ancora una volta, riesci a condensare l’essenza della tua visione con semplicità e genuinità. Hai tratto dal film un messaggio non necessariamente scontato e nuovamente porre sul podio dei vincitori l’ Amore.

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